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Domenica 05 Settembre 2010
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"È deliziosa musica pop iper-amplificata, quella dei tre butei"

Potrebbe sembrare l'ennesima storia consumata dietro ai campi di basket locali, in una vecchia rimessa per automobili affiancata ad una di quelle case basse tipiche della provincia americana, eppure Michele, Matteo e Nicola - letteralmente sospesi in una bolla temporale e spaziale – vengono da Verona. Hanno già stregato molti addetti ai lavori con il loro primo album, risalente ormai alla fine del 2006, grazie al loro perfetto, fantasioso esperimento di psichedelia in chitarre jingle-jangle e melodie appiccicose. California, ma anche mersey beat, giochi ed intrecci clamorosi supportati dalla perizia tecnica dei nostri, che in termini di arrangiamenti sembrano avvezzi alle soluzioni più esuberanti. Che siano i Beatles del periodo lisergico o i Beach Boys diretti da Ryan Guildry, che siano gli XTC nei panni dei Dukes Of Stratosphear, i Meat Puppets di fine '80 o addirittura degli eroi off come i They Might Be Giants poco importa: gli Home portano a casa il risultato con una prova magistrale. “Home Is Where The Heart Is” liberava con prepotenza nell'aria profumi pop psichedelici, ora il successore “The Right Way” è addirittura un prodigio. 13 canzoni che hanno innanzitutto la forza di sfuggire a qualsivoglia nicchia, benedicendo sì i nomi di riferimento del gruppo, ma presentando uno stile asciutto, privo di fronzoli, dove è tutto così immediato, avvolgente, definitivo. Definitivo perchè ognuno di questi pezzi potrebbe essere un potenziale singolo: dai break chitarristici di “Probably” – il cui denso attacco sembra un numero da college rock confezionato per dei redivivi fab four – alla contagiosa giostra di “Silver Dust” (quasi un outtake dai primissimi Supergrass). E' deliziosa musica pop iper-amplificata quella dei tre “butei”, che dal vivo sono un'attrazione a livello europeo. “The Right Way” esprime una direzione quasi infallibile, perchè i tre - incuranti di ogni posa o indicazione di mercato - percorrono la loro strada fatta di energia e talento e costellata da luminose canzoni, che hanno il dono dell'immortalità.


DISCHI COMPATTI

Home
The Right Way
(Tea-Kettle Records/Shinseki/Manzanilla Musica Dischi, 2009)
1) Devil's Courtesy

2) Silver Dust
3) Probably
4) Paradise (Underneath A Purple Sky)
5) Paranoid Friend

6) Before To Sleep
7) The Right Way

8) We're All Living
9) Mr. Ally
10) Do Wha I Do
11) Sexual Appetite

12) Finally A Song
13) Absolutely Unreal
Home
Home is where the heart is
(Manzanilla MusicaDischi/GOODFELLAS, 2007)
1) Perfect born actress

2) Request
3) Sunday morning
4) No one
5) I know that you know
6) Chances
7) People like you
8) Dom Perignon 1982

RECENSIONI

IndieZone recensione ''The Right Way''


{img:} INDIEZONE - Home - "The Right Way (2009, Manzanilla MusicaDischi/Teakettle)
Quattro veronesi intrappolati in vite qualsiasi ma con lo sguardo inebetito alla California in eterna catalessi post adolescenziale. Si chiamano Home, come il solo posto che ti fa sentir tranquillo e suonano il pop revival di quei 90’s di Wannadies & Cast, quella musica che faceva da colonna sonora ai miei 17 anni.
Eccovi “The Right Way”, tredici esplosioni sonore, che hanno la sola pretesa d’allietare I pomeriggi di chi si ostina a sentirsi adolescente nel cuore.
Un lavoro interamente registrato sui colli piacentini, rinunciando agli artifici del computer e lavorando di braccia per cambiare ampli vintage e architettare impatti d’ambiente versatile alla resa dei brani.
Spicca la curiosità: a quanto pare la voce è stata registrata con un SM57, infilato in un grosso faro dell’illuminazione (aspettiamo le foto, non ci crediamo). Una sfilza di riti fobici ed ossessivamente maniacali che alla fine appagano: in un brano come “Probably” ondeggiano coretti beat fuori dal tempo, s’azzuffano in un parapiglia mozzafiato in cui si incrociano stupendi riff tra il serio ed il faceto. “Paranoid friend” parte come una cavalcata intergalattica stile Caesar di Leaving Sparks e finisce per sorprendervi con la leggerezza con il mood del mai troppo compianto Homesleep Sound.
“Sexual appetites” ti si incolla alla memoria e ci vorranno settimane per farti passare i pruriti…
“The right Way” è un sorprendevole chiasmo post-moderno che incrocia per magia il Jingle-Jangle dei Byrds e il cazzonesimo in voga alla maniera dei Someone Still Loves You BY…
Il tutto innaffiato con ottimo valpolicella di stagione.

(data mancante)
(data: 25.02.10)

Rockerilla recensione ''The Right Way''


ROCKERILLA - Home - "The Right Way (2009, Manzanilla MusicaDischi/Teakettle)
voto 8/10
Questo lo chiamiamo Pop, ma Pop della più alta specie. Questa la chiamiamo classe e siamo contenti che arrivi da un gruppo nato e cresciuto a Verona. Ovvero un gruppo nostro. Un gruppo del nuovo millennio, ma con un cuore sixties grande così. Beatles in Devil's Courtesy? Non solo. Chi ha seguito il Merseybeat ritroverà moltissimi richiami in questo disco (Do What I Do, The Right Way). Chi ha amato le melodie dei Beach Boys di Pet Sounds (ovvero quelli veri) troverà di che gioire in un lotto di canzoni che di melodia e apertura ne fanno un vanto. Lasciandosi anche un piccolo spazio per dedicarsi alla psichedelia di Paradise, che si avvicina con molta grazia ai Seeds più leggeri o a seminali band come i Dukes Of Stratosphere. Magnifici.
Mario Ruggeri

Rockerilla Settembre 2010 (data: 25.02.10)

Rockit recensione ''The Right Way''


ROCKIT - Home - "The Right Way" (2009, Manzanilla MusicaDischi/Teakettle)
Il primo album degli Home, terzetto veronese illuminatosi sulla (ventosa) via di Liverpool, era un atto di devozione per quelle magie di John, Paul, Ringo e George: "Home Is Where The Heart Is" (2007) risplendeva di gemme che affascinavano per la loro vestibilità pop, anche se in alcuni casi si sentiva la necessità di un disegno più snello, di una forma capace di restituire anche la verve animalesca con cui il gruppo era solito dimenarsi sul palco. Detto fatto, sarà stata la loro intensa attività live, sarà stata la magia di aver suonato al Cavern di Liverpool o al MI AMI, sarà quel che sarà ma gli Home per il loro secondo disco hanno fatto quello che dovevano fare e nel modo giusto (in "The Right Way", per citare la title track): in sintesi 13 canzoncine che si bevono tutte d'un fiato, perfettamente fit nei loro arrangiamenti ben disegnati, partendo dall'aggraziata posa per baronetti di "Absolutely Unreal" fino alle buone vibrazioni sixties di "Silver Dust", transitando tra primaverili stornelli tutti da ballare ("Devil's Courtesy" e "Do What I Do"), l'avvincente coda psichedelica di "Paradise (Underneath A Purple Sky)" o la ballata per piano e violino da ululare in coro alla chiusura del pub "Finally A Song". Ma non fatevi trarre in inganno dalle mie canzoni preferite, tutto l'album è veramente orecchiabile e certifica le doti di questi tre cazzuti musicisti: che non sono una stantia memorabilia Fab Four, non sono un pastone beat per puristi da Mini Cooper con cintura e portafoglio Paul Smith abbinati, e che non sono neanche il ritaglio ingiallito del vanitoso brit pop che ogni tanto riaffiora dagli abissi dei Novanta. Gli Home sono semplicemente uno dei gruppi pop più bravi che al momento abbiamo in Italia: prendete e portate a Casa... appunto. MArio Panzeri

Articolo su Rockit (data: 13.01.10)

Rumore recensisce ''The Right Way''


RUMORE - Home - "The Right Way (2009, Manzanilla MusicaDischi/Teakettle)
8/10
Una volta si usava anche il termine pop-rock, per descrivere il suono di un gruppo. Poi si è smesso di farlo perchè, in anni di iperspecializzazione, era diventato quasi offensivo.
Ebben, con gli Home è il caso di rispolverare quel termine. Il trio veronese è da tempo una delle migliori live bands italiane, sono beatlesiani ma col piglio degli Who (dal vivo suonano una bella cover di Substitute), scanzonati ma attenti all'evoluzione del pop.
Questo loro secondo disco ce li mostra già maturi, pronti per una salto di qualità che in molti si attendevano da loro. The Right Way è un disco ben prodotto e ben suonato nel quale la band dispiega tutto il suo talento, lo testimoniano brani come Probably, Paradise, Before to sleep, We're all living, tutt'altro che semplici, con cori che si intrecciano e chitarre che sanno accarezzare e mordere.
DIetro i tredici titoli di The RIght Way c'è la capacità di far battere il piedino con formule antiche: se apprezzate il beat inglese, ma anche Alex Chilton, i Flamin' Groovies e certa new wave melodica (Blondie, Knack, Romantics), amerete questo disco incondizionatamente, fin da subito. Luca Frazzi

(data mancante) (data: 28.09.09)

Blow Up recensisce ''The Right Way''


BLOW UP - Home - "The Right Way (2009, Manzanilla MusicaDischi/Teakettle)
Il power trio ha conosciuto le assi del Cavern e conduce nel supporto lo spirito di esibizioni che si raccontano impareggiabili, tuttavia abusando in bene di una spina dorsale pop che magicamente accorda Monkees, Turtles e la contemporaneità: giri e ritornelli si incastrano in maniera logica e perfetta nello spirito Shins di Probably, ballate beatlesiane strappamutande alternano la mistica guitar-Rokes di We're All Living, Grandaddy e Weezer (Paranoid Friend) ormai a loro agio in via Mazzini acquistano un cuore di panna ricoperto da una ruvida scorza di dolce cioccolato... Ancora, nostalgie filmiche Fifties ammantano di filologia il refrain pub-rock di Devil's Courtesy, floreali arrangiamenti sunshine non stridono a contatto con l'epica da stadio, canzoni di Natale sotto mentite spoglie (Mr Ally) e coretti Beach Boys:
è un mirabile equilibrio di canzoni che sgorgano automatiche e potrebbero avere all'estero più successo che in patria. Rebus sic stantibus, glielo auguriamo vivamente, Oltre il (7) Enrico Veronese

(data mancante) (data: 28.09.09)

Il Mucchio recensisce ''The Right Way''


IL MUCCHIO - Home - "The Right Way (2009, Manzanilla MusicaDischi/Teakettle)
Lo sappiamo tutti, in primis i tre ragazzi veronesi che ne sono autori, che non c'era nessun reale bisogno di un disco così: di pop-rock ispirato ai Sixties - anzi, rispolveriamo il termine power-pop - ce n'è in giro a bizzeffe da decenni, e gli Home sono solo gli ennesimi allievi di una scuola affollatissima.
Però, e per negarlo bisogna essere in malafede o privi di competenza/gusto, The Right Way - che della compagine veneta è la seconda prova, tre anni dopo Home is where the heart is - è un album delizioso, fortemente legato alla tradizione ma non revivalista nel senso più sterile del termine, scanzonato ma non ottuso, ottimamente realizzato ma non "di maniera", orecchiabile ma non sfacciatamente ruffiano.
Non ce n'era reale bisogono ma chissenefrega, visto che i suoi tredici episodi - in glesi fino al midollo, e non solo per la lingua dei testi - piacciono, coinvolgono, trascinano con la loro corposa morbidezza, le loro melodie spesso irresistibili - se riuscite ad ascoltare Do what I do senza poi canticchiarla, rassegnatevi: appartenete al mondo minerale - e la loro gioiosa effervescenza.
Fosse stato ancora tra noi, Greg Shaw li avrebbe di sicuro voluti su Bomp!, ed è arduo immaginare un complimento migliore. Federico Guglielmi

(data mancante) (data: 28.09.09)

L'isola che non c'era recensisce ''The Right Way''


L'ISOLA CHE NON C'ERA - Home - "The Right Way (2009, Manzanilla MusicaDischi/Teakettle)
Parte il primo pezzo, Devil’s courtesy, e lo spirito del rock ‘n roll si manifesta immediatamente; in verità si potrebbe dire “reggae ‘n roll”, perchè lo stile chitarristico, almeno in parte, ha qualcosa di “giamaicano”, ma tant’è: ci sono anche brevi “tirate” hard rock, insomma, quanto di meglio si possa tirare fuori dalla più classica delle formazioni, chitarra/basso/batteria/voce...
Se il primo brano è un po’ una sorta di presentazione, lungo tutto l’album degli Home il discorso si allarga, si amplia, si sviluppa; The Right Way è un disco allegro, brillante, che ricorda, a tratti, i classici degli Housemartins, riprende, in generale, certe atmosfere post-beat inglesi, inserendo qua e là passaggi più dichiaratamente pop, non disdegnando una strizzata d’occhio ai Clash meno estremi.
Del resto che ci sia tanta Inghilterra in quest’album è evidente e percepibile brano dopo brano, come è anche chiara l’intenzione di non “latinizzare” i suoni, che restano essenziali, asciutti, non influenzati da quella “italianizzazione” che spesso filtra molti lavori di matrice anglofona per avvicinarli al gusto melodico della nostra penisola.
L’album del trio veronese è un lavoro che si canta, si fischietta, si balla, che trova la sua dimensione ideale nel pub strapieno di gente, tra pinte di birra che viaggiano e chiacchierate fra amici, che passa direttamente dalla cantina “fumosa” in cui potrebbe essere nato al piccolo palco del locale; giusto una scala per trasportare in mezzo al pubblico l’energia, la dinamica di brani come Probably, Paradise (underneath a purple sky), We’re all living, il brio dal sapore vagamente psichedelico di Before to sleep, che diventa psycho-pop in Mr. Ally, il “Mersey Sound” di The Right Way o Do what I do.
The Right Way è un lavoro che, anche all’estero, soprattutto all’estero, varrebbe la pena di spingere, e forte, perchè gli estimatori non mancherebbero davvero; in Italia, attualmente, a fronte di tante band che vengono “create”, anche televisivamente, ma che mancano di quell’anima vera che ne possa connotare lo stile, un gruppo come gli Home rischia seriamente di essere bypassato perchè “poco malleabile”, “troppo definito” insomma, perchè avere le idee chiare taglia fuori tutta una serie di personaggi “accessori” che, nella musica di una band, amano “metterci le mani”...
Ed il terzetto le idee le ha, invece, chiarissime... Andrea Romeo

Articolo su lisolachenoncera.it

(data mancante) (data: 28.09.09)

Vitaminic recensisce ''The Right Way''


VITAMINIC - Home - "The Right Way" (2009, Manzanilla MusicaDischi/Teakettle)
Già dal precedente Home Is Where The Heart Is si era capito in che acque navigavano gli Home: dall’eredità dei baronetti Beatles fino alle sbronze degli Oasis, tutto ciò che rimaneva nel perimetro delle coste inglesi era terreno fertile per la band veronese.
Dopo due anni e tanti live alle spalle, eccoli di ritorno a bordo di velieri psichedelici con le stesse identiche coordinate, ma con un po’ più di maestria nel condurre: il suono si fa molto più pulito e patinato e trasforma le piccole canzoni del precedente album in bocconcini di power pop ruggente e radiofonico, roba da college americani, per capirci. Le influenze però, rimangono fedelmente in albione tra le sbavature dei Supergrass e il puro brit pop dei Blur, con in più qualche timido risvolto garage. Un disco omogeneo, ben suonato e registrato, piacevole all’ascolto ma che pecca forse un po’ troppo di “ispirazione”. E Verona, nella cartina dell’Inghilterra, dov’è? Nur Al Habash

Articolo su vitaminic.it (data: 28.09.09)

Mescalina recensisce ''The Right Way''


MESCALINA - Home - "The Right Way (2009, Manzanilla MusicaDischi/Teakettle)
The Right Way inizia come un disco docile: ´Devil’s Courtesy´ è un banale motivetto facile facile che si richiama al college rock, una ballata power pop dolce quanto aspra nell´utilizzo delle chitarre, una canzone dai ritornelli scontati tanto che viene quasi voglia di interrompere l’ascolto a causa dell´ennesimo jingle indie pop; ma più scorrono le tracce dell’album più si scopre una particolare padronanza nell’esprimere rock pop purissimo, sia negli strumenti, quanto negli arrangiamenti aggiunti in fase di post registrazione.
The Right Way si presenta in tutta umiltà mascherato da un innocente e poco sufficiente prova indie rock, nascondendo dietro di se un lavoro che rilascia lentamente un estro tutto speciale: un disco concentrato nel mischiare le migliori annate del pop-rock, strizzando l´occhio ai geni della musica anni 80, ad una melodia dai tratti sommatici glamour, farcita da impennate di chitarra inaspettate, suonate con una originale formula tecnica. Non mancano i riferimenti alla musica inglese come in alcune pop song in cui l´esperienza di due epoche, Beatles e Supergrass, (´Silver Dust´ e ´The Right Way´), si possono trasformare nel lirismo più alto di ´We’re All Living´, riuscendo in qualche modo a scimmiottare lo stile dei Queen in chiave indie rock. In tutta disinvoltura la band si lancia in un bel motivetto psichedelico come ´Paradise´, compiendo una prodezza Brit pop come ´Before To Sleep´, giocando con le scale del blues e con melodie sporcate da fantasie ritmiche irregolari.
La determinazione e la cura con cui questo disco è stato suonato e registrato è a dir poco maniacale: gli Home sperimentano e mischiano la propria esperienza anche nella fase di costruzione del disco, utilizzando parecchia effettistica per chitarra; la voce a volte viene filtrata da un SM57 amplificato con una sorta di faro.
Nonostante gli Home siano solo alla loro seconda prova The Right Way dimostra di essere un disco pensato e ragionato nei dettagli, libero da ogni influenza contemporanea. I ragazzi di Verona non faticano ad esprimere la loro passione più diversa per la musica, dimostrando di poter costruire un grande lavoro collettivo e abbracciando tutta la storia del rock. The Right Way è un bel disco, pensato e concepito in proprio, nel profondo della provincia del nostro bel paese. Vito Sartor

Articolo su mescalina.it (data: 25.09.09)

Audiodrome recensisce ''The Right Way''


AUDIODROME - Home - "The Right Way (2009, Manzanilla MusicaDischi/Teakettle)
Matteo Zerbinati, Michele Ottaviani e Nicola Finezzo ormai si esibiscono a livello europeo fin dal successo del loro esordio Home Is Where The Heart Is, datato 2006.
Evidente come anche l’intesa tra i tre sia di alto livello, così come “alti” sono stati i riferimenti snocciolati al momento di ricercare a cosa la loro musica potesse essere paragonata e chi fossero i numi tutelari dietro ogni accordo, ogni stacco, ogni battuta. E allora la lista: schegge di Nuggets, Minus 5, più Beach Boys che Beatles, gli XTC più sferraglianti se non proprio i Dukes Of Stratosphear. Lista per una volta abbastanza azzeccata, dato che anche in The Right Way il gruppo di Verona è dedito ad un power pop grintoso, che spesso flirta con successo con asperità garage e aperture melodiche cristalline. Oltre a ciò, o il gruppo o il management tiene a precisare che: il disco è stato registrato all’Elfo Studio di Tavernago. Ogni canzone è stata registrata in mondo diverso, alternando spesso amplificatori differenti sia per basso che per chitarra. Nella title-track la voce è stata registrata con un microfono sm57 infilato in un grande faro per l’illuminazione. Il master è stato realizzato all’Oasis Mastering Studio a Burbank in California da Eddy Schreyer.
Ok, materia per interviste, è vero, ma anche indice della cura e della professionalità che caratterizzano l’energia e l’impegno dietro una serie di pezzi che non fanno certo dell’originalità la loro carta vincente. Eppure, fermo restando che se non si è estimatori di genere si prende e si passa via, intuizioni di scrittura come in “Mr. Ally”, “Probably” o “Finally A Song” (gran titolo!) potrebbero conquistare davvero chiunque. Capolavoro? No, ma per quanto banale possa essere, la strada imboccata sembra essere davvero quella giusta. Giampaolo Cristofaro

Articolo su audiodrome.it

(data mancante) (data: 25.09.09)

Audioglobe recensisce ''The Right Way''


AUDIOGLOBE - Home - "The Right Way (2009, Manzanilla MusicaDischi/Teakettle)
“The Right Way” è un prodigio. 13 canzoni che hanno innanzitutto la forza di sfuggire a qualsivoglia nicchia, benedicendo sì i nomi di riferimento del gruppo, ma presentando uno stile asciutto, privo di fronzoli, dove è tutto così immediato, avvolgente, definitivo. Definitivo perchè ognuno di questi pezzi potrebbe essere un potenziale singolo: dai break chitarristici di “Probably” – il cui denso attacco sembra un numero da college rock confezionato per dei redivivi fab four – alla contagiosa giostra di “Silver Dust” (quasi un outtake dai primissimi Supergrass). E' deliziosa musica pop iper-amplificata quella dei tre “butei”, che dal vivo sono un'attrazione a livello europeo. “The Right Way” esprime una direzione quasi infallibile, perchè i tre - incuranti di ogni posa o indicazione di mercato - percorrono la loro strada fatta di energia e talento e costellata da luminose canzoni, che hanno il dono dell'immortalità.

Articolo su audioglobe.it (data: 24.09.09)

L'Arena sugli Home, Showcase LIVE @ FNAC


Acoustic Showcase LIVE @ FNAC (L'Arena)
Home - "The Right Way (2009, Manzanilla MusicaDischi/Teakettle)
Gli Home lanciano positive vibrazioni di leggerezza
(Venerdì 18 Settembre 2009 SPETTACOLI, pagina 57)

«The Right Way» scorre agile per tutte le tredici tracce
Un disco di vere canzoni, agile, che scorre con gradevolezza per tutte le tredici tracce. Al forum Fnac - ben affollato, a conferma di un seguito costruito grazie a tante convincenti prove live - gli Home hanno presentato con un ottimo set acustico il nuovo album dal titolo The Right Way, seguito del debutto Home Is Where The Heart Is di tre anni fa.
È difficile dire se la scelta di cantare in inglese e di sonorità vintage - il mondo espressivo del trio è positivamente legato agli anni Cinquanta e Sessanta - potrà fare degli Home un nome di tendenza a livello commerciale, ma è facile scommettere, soprattutto in ambito live, su alti consensi per il trio scaligero.
E va ribadito - l’impressione, in realtà, si era avuta sin dalle prime uscite pubbliche del gruppo - come, nonostante i riconosciuti "debiti" alla classicità pop/rock soprattutto britannica ma non solo, la musica degli Home risulti comunque fresca e non di ricalco. Alla base d’essa ci sono una felice predisposizione alla costruzione melodica, i fondamentali tecnici e il senso della misura necessari alla dinamica strumentale delle canzoni, e una semplicità attitudinale di fondo che non sfocia mai nell’autocompiacimento, o nell’eccesso di "seriosità".
Insomma, senza voler per forza sconvolgere aspettative e sensi dell’ascoltatore, gli Home divertono e comunicano vibrazioni di positiva leggerezza, incarnate al forum Fnac da canzoni come The Right Way, Sexual Appetites, Probably, Do What I Do, Finally a Song, Devil's Courtesy, Silver Dust.
Il riferimento che più balza evidente è sempre quello ai fab four di Liverpool, quelli più frizzanti e giocosi. Ma abbiamo colto anche echi di armonie vocali pre-Beatles, di altro rock britannico anni Sessanta (come Yardbirds eThem, ad esempio), fino ad esiti invece posteriori della classicità rock di là dall’Atlantico (Fleshtones e Rem, ovviamente in brani diversi).
The Right Way è una coproduzione della veronese Manzanilla Musicadischi e della piacentina Tea-Kettle Records. Beppe Montresor (data: 18.09.09)

Onda Rock recensisce ''The Right Way''


ONDA ROCK - Home - "The Right Way (2009, Manzanilla MusicaDischi/Teakettle)
Il terzetto veronese Home approda con “The Right Way” al secondo album, a tre anni dal precedente “Home is Where The Heart Is”. La ricetta del gruppo non cambia poi molto e gli Home si riconfermano come un apprezzabile combo di abili calligrafisti (dal perfezionismo a tratti quasi maniacale), capace di ricamare tenui arpeggi merseybeat su arabeschi vocali melodiosi e carezzevoli, alternati ad accensioni dal piglio più rock’n’roll che mantengono però sempre un nitore e una leggibilità di forte marca brit.
Gli Home allineano così una collezione di tredici figurine pop ben disegnate, che si segnalano per l’estrema accuratezza degli arrangiamenti e per la fluidità dello stile di scrittura, in bilico tra Oasis più morbidi, Blur, Supergrass, La’s, Ocean Colour Scene, Gomez e Coral.
Tra le canzoni più gradevoli si mettono in evidenza sin da subito “Devil’s Courtesy”, “Paranoid Friend”, “Finally A Song” (tra le migliori), “Absolutely Unreal” e “Before To Sleep” (il cui inizio ricorda forse troppo da vicino “Champagne Supernova” dei fratelli Gallagher): colpisce l’agile scorrevolezza delle melodie, il buon incastro nei cambi di tempo e l’interazione tra voce principale e cori.
Al gruppo non mancano dunque eleganza e perizia esecutiva. Quello che forse scarseggia un po’ è la vampata di una più viscerale vibrazione emotiva che sappia perforare il guscio di pettinato formalismo (a tratti quasi stilizzato, come le illustrazioni che impreziosiscono il bell’artwork) che tende a permeare la quasi totalità del disco. Detto questo, la qualità degli episodi segnalati è innegabile e il gruppo può per altro contare su una buonissima presenza live. Per il resto, la strettoia obbligatoria del secondo album risulta superata senza grosse difficoltà. Francesco Giordani

Articolo su ondarock.it (data: 17.09.09)

Onda Alternativa recensisce ''The Right Way''


ONDA ALTERNATIVA - Home - "The Right Way (2009, Manzanilla MusicaDischi/Teakettle)
Erano i primi mesi del 2007 quando un cd dall’aspetto anonimo (linee essenziali e bianco e nero regnavano in copertina) arrivò sulla mia scrivania restando in seguito per molto tempo nel lettore, inondando la stanza e la mia mente di fresche melodie anni ’70. “Home is where heart is”, primo disco per il trio veneto, già demarcava un’attitudine al genere e un talento che non sempre sono facili da riscontrare nelle prime produzioni.

Sono passati due anni e me li ritrovo fra le mani in veste del tutto rinnovata: copertina sgargiante dai richiami pop anni ‘80/’90 che subito attrae la mia attenzione con questo singolare disegno raffigurante tre navicelle che solcano i mari. Tre velieri che navigano con audacia nonostante i pericoli e gli imprevisti temporali portando dietro di se una ventata di allegria e di freschezza e colorando le stesse onde che li accompagnano. Insomma, una sorta di avvertimento: gli Home sono tornati e non hanno nessuna intenzione di andarsene. E a noi non resta altro che goderceli in questa evoluzione che li ha formati per due anni portandoli a sonorità più aggressive e a quella sicurezza che ritroviamo in ogni brano come frutto dell’esperienza e dei molti live fin qui compiuti.
Matteo, Michele e Nicola hanno lavorato infatti limando ogni piccola imperfezione ed apportando quella scarica di adrenalina ed energia che forse mancava nel primo lavoro. La fiducia e la carica acquisite sui palchi diventano così ingrediente principale di questo “The right way”, dove le vecchie linee ed influenze si arricchiscono e si sfumano, impreziosendosi di nuove visioni. Nascono così tredici brani pop rock che si susseguono con una forza trascinante l’uno dopo l’altro non lasciando spazio a distrazioni. Omogeneo, radiofonico, divertente, frizzante e soprattutto ben impacchettato il secondo disco degli Home è un ordigno che sembra voler esplodere da un momento all’altro. Dai riff ipnotizzanti di “Devil’s Cousrtesy”, alla carica trascinante di “Probably” per arrivare alle sonorità prettamente britanniche (e prettamente Oasis) di “Paranoid Friend” ogni brano racconta una storia a sé, portandoci a solcare mari nuovi e inesplorati.

A chiudere il disco ci pensano “Finally a song”, canzone che scorre via che è una meraviglia, e “Absolutely Unreal”, brano dalla carica strabordante.
Si, gli Home sono tornati e noi li aspettiamo scalpitanti a settembre per l’uscita di questo nuovo lavoro che, sono sicura, li terrà per un bel po’ a navigare sulla cresta dell’onda. Alessandra Sandroni

Articolo su ondalternativa.it (data: 07.08.09)

Rockit intervista gli Home (The Right Way)


ROCKIT intervista gli Home - "The Right Way (2009, Manzanilla MusicaDischi/Teakettle)

"The Rigth Way" uscirà a settembre, ma potete già trovarlo ai loro concerti e, tra qualche settimana, ascoltarlo su Rockit. Vi consigliamo di seguirli, gli Home: sia perchè dal vivo danno il meglio, sia perchè con questa ultima uscita hanno messo a punto una formula su cui lavoravano da tempo, e il risultato è una bomba pop. Sicuramente uno dei migliori dischi dell'estate. L'intervista Mario Panzeri.

Rispetto al disco d'esordio "The Right Way" suona molto più rock restituendo bene la carica dei vostri energici live: è stata una scelta voluta o il risultato della ragionata vita da sala prove (che so appassionarvi molto)?
E' stata una naturale evoluzione della nostra vita artistica. Grazie ai live i nostri vasi adrenalinici si sono aperti e non abbiamo fatto niente per richiuderli, con il risultato di una serie di canzoni e di una scelta nella loro registrazione, molto più selvaggia rispetto alla nostra prima esperienza discografica. Non siamo legati ad una filosofia ben precisa durante la composizione, e neanche a un particolare genere, ci sentiamo liberi di sviluppare quello che più ci sorprende in sala prove (dove passiamo come hai detto tu, un bel po' di tempo….), ed è quello che poi ci stimola e porta ad effettuare determinate scelte.

Quanto sono durate le registrazioni rispetto ai sei mesi di gestazione di "Home Is Where The Heart Is"? Soddisfatti del parto, è stata dura?
All'inizio delle registrazioni non avevamo preventivato una tempistica breve per terminare l'album. Supportati anche da Manzanilla, avevamo scelto di non risparmiarci niente per sviluppare le nostre composizioni. Ovviamente i tempi si sono dilatati per una serie di inconvenienti, ma anche per una elevata nostra volontà nel dare il meglio in ogni pezzo. Ogni canzone ci soddisfa pienamente, non abbiamo nessun rimpianto e abbiamo soddisfatto ogni nostra curiosità negli arrangiamenti, con un risultato strepitoso per noi. Non è stata dura, è stato un piacere, è stata più dura tenere a bada l'etichetta che alla fine fremeva per l'uscita, ma si sono arresi anche loro alla nostra faccia tosta.

A proposito, "The Right Way" esce per Manzanilla, Tea-Kettle Records e Shinseki: spiegateci la ragione di questo ménage à trois…
Manzanilla è l'etichetta anche del nostro primo album. E' gestita da persone che hanno creduto sin da subito in noi e con loro abbiamo intrapreso anche questa seconda fatica dato che abbiamo vedute comuni e reciprocamente ci fidiamo l'un l'altro sul piano professionale e artistico. Tea-Kettle invece è un ottimo partner che è stato scelto per gestire in modo più completo la comunicazione e i rapporti con l'estero per gli Home. Shinseiki cura le edizioni per conto di Audioglobe, che è il distributore nazionale.

L'album lo possiamo trovare solo ai concerti o sarà distribuito anche nei restanti negozi di dischi (così, per capire se ci credete ancora nella vendita della musica registrata o se pensate che la via migliore sia quella dei concerti, visto anche il migliaio di copie vendute di "Home Is Where The Heart Is")?
L'album sarà nei negozi da settembre. La distribuzione è comunque necessaria perché i vecchi feticisti disposti a passarsi un giorno intero in un negozio di dischi ci sono ancora, per fortuna, e orgogliosamente dichiariamo di esserlo pure noi. E' ovvio che non avendo la potenza mediatica di chi fa ancora i numeri nonostante l'evidente crisi, il nostro canale principale restano i concerti. Li non si mente con paraculaggini e false promesse da Myspace e webzine. Se riesci a convincere tramite la tua esibizione ad acquistare il tuo disco in un locale, dove è più facile che i soldi vengano giustamente spesi in alcool, hai colpito nel segno.

"The Right Way" oltre che poggiare su immortali giri blues colpisce soprattutto per gli accorti arrangiamenti: una prova è "Finally A Song", una ballata per violino e pianoforte da ululare abbracciati al bancone alla chiusura del pub… Come è nata? Sapete che ha un retrogusto molto più "stout" che "ale", insomma che sa più d'Irlanda che d'Albione? Un caso?
Molte volte nello scrivere musica ci si imbatte anche in aspetti inconsci della propria mente. Quello che ci hai fatto notare di "Finally A Song", ne è un esempio. Noi infatti, amiamo la musica irlandese come quella suonata dai Planxty e dai più punk e attuali Flogging Molly. Sarà anche colpa delle miriadi di Guinness che ci scoliamo, fatto sta che a pensarci in questa canzone si ritrova qualcosa dell'Isola Verde. Il triste testo che riguarda una ragazza che per nove anni aspettava una canzone da uno di noi, e se la ritrova solo quando se né andata, gioca con il contrasto della base piuttosto allegra che l'accompagna. Una delle canzoni che più ci ha impegnati in studio, perché non avevamo idea di come arrangiarla. Nonostante la sua gestazione abbia rallentato la fine delle registrazioni, era nostro desiderio cementare i sentimenti di ognuno di noi su questo disco. La dimostrazione di come sia necessario mettere da parte urgenze materiali per assolvere doveri verso la propria sensibilità. A nostro avviso usare l'arte come terapia per sé stessi porta a creare grandi canzoni, come questa.

"Do What I Do" e "Devil's Courtesy" sono gemme pop primaverili, tipo gonne svolazzanti per la città, sorrisi illuminanti e occhiolini, insomma a mio avviso due ottimi singoli che ben evidenziano il salto di qualità della vostra scrittura, capace di slegarsi da quegli stereotipi che imbrigliavano un po' il primo album, che era sì finemente cesellato ma a tratti un po' ridondante...
I nostri testi per la maggior parte sono storie di vita vissuta… storie che possono essere particolari o talvolta già sentite ma comunque vere, che hanno approfondito la nostra esperienza… questo forse ci ha resi più saggi, sensibili, forse più capaci ad esprimere i nostri pensieri. Non per questo rimpiangiamo la semplicità e se vuoi anche la superficialità dei testi trascorsi e, perché no, futuri…. questo molte volte lascia più libertà all'interpretazione soggettiva del pezzo stesso.

Verona, la sua provincia, il Veneto: vorrei un sincero parere sull'evoluzione della (vostra) vita nell'impoverito nord-est, se si continua a suonare in giro, se la musica riesce ancora a smuovere la gente a credere in qualche cosa (futuro?) migliore... E come vedete la vostra carriera di musicisti in Italia? Riuscite a sbarcare il lunario?
Abbiamo un'ottima agenzia di booking, la Blitzstudio, che ha sempre lavorato molto bene con noi. Grazie poi alla nostra credibilità live, le occasioni per suonare in giro non ci mancano. Con uno slancio di ottimismo e peccando anche di presunzione, confidiamo poi nel feedback di "The Right Way" per ampliare ancora di più il nostro curriculum live. Non abbiamo mai visto la faccenda di suonare in giro come un sacrificio, quella del musicista è una vita fatta di compromessi. Il nostro amore per la poetica e la musica che esprimiamo ci danno un incentivo per accettare situazioni dove non abbiamo un immediato e significativo ritorno economico, ma come è già successo, nel lungo termine porta a risultati più importanti e fruttiferi. E' una questione di pazienza e di quanto si crede in quello che si fa, probabilmente.

Si prevede per voi una bella estate ricca di concerti: c'è qualche data che attendete con particolare trepidazione? C'è stato qualche gruppo con cui avete condiviso il palco che ultimamente vi ha impressionato e da cui avete tratto ispirazione o imparato qualcosa?
Il 2 luglio al Rafanas di Rovereto, con James Taylor Quartet. Uno di quelli che girava nei nostri stereo nella nostra adolescenza. Insomma il coronamento di un piccolo teen-dream. Ma teneteci d'occhio anche questo autunno, li inizieremo il vero e proprio "The Right Way" tour…

Qualche realtà italiana a cui vi sentite affini e che dovremmo conoscere?
Non ne abbiamo idea. Abbiamo suonato con parecchi gruppi, ma dirti a quale ci sentiamo vicini è un dilemma estremo. Non ce la sentiamo di avvicinarci a una scena piuttosto che a un'altra, non per repulsione, ma per onestà rispetto a chi invece crede in un determinato genere. Perciò cogliamo l'occasione per avere uno slancio di sfacciato campanilismo e letteralmente fare pubblicità a chi conosciamo, e consigliamo a tutti di ascoltare gli impegnati Ultimo Attuale Corpo Sonoro che fanno capo alla nostra etichetta, Manzanilla, e di seguire i concerti Rock'n'roll della nostra agenzia booking, Blitzstudio. Mario Panzeri

Intervista su rockit.it (data: 15.06.09)

Rockit recensisce ''Home is where the heart is''


ROCKIT - Home - "Home is where the heart is (2007, Manzanilla MusicaDischi/Goodfellas)
È bello farsi spiazzare da questo disco. Partire dal giro blues-rock di incipit e pensare di essere lungo percorsi americani, per poi avere qualche dubbio dopo meno di un minuto e cambiare decisamente idea nel corso dei sette brani successivi. Perché quello dei veronesi Home è un album che declina un'attitudine inequivocabilmente brit e risponde ai suddetti echi blues con riferimenti ai Belle and Sebastian e ai Supergrass: i primi a fare capolino già dal secondo brano, con sonorità racchiuse e solo in parte lacerate da una elettrica, i secondi a imporre a tratti andamenti più ritmati, come in "Chances". Il tutto senza mai arrivare a nulla di particolarmente tirato, perché in fondo si tratta di un pop-rock leggero e accogliente, come la porta di casa che si spalanca dalla calda copertina: canzoni che entrano in testa in fretta e faticano ad andarsene, complici azzeccati coretti che agganciano nel breve volgere di secondi.
Se per i singoli pezzi il giudizio è eccellente, il gruppo paga tuttavia dazio nell'ottica di un ascolto complessivo, penalizzato da brani che risultano spesso troppo lunghi. Vuoi per una strofa di troppo, per una pleonastica ripetizione di un ritornello o per una parte strumentale che si sarebbe potuta evitare. Si ascolti, a questo proposito, l'interminabile coda di "I know that you know" e le lungaggini dell'altrimenti splendida doppietta finale "People like you"-"Dom Perignon". L'impressione, però, non cambia certo di segno per questo fattore: il risultato resta ampiamente positivo e gli Home dimostrano di essere un gruppo che ha chiare in testa le proprie coordinate. Fissato il punto di partenza, non resta che seguirne le tracce. Marco Villa

Articolo su rockit.it (data: 09.06.09)

Rockit intervista gli Home


- Gli Home: tre ragazzi di Verona con una passione spasmodica per i Beatles e i suoni sixties. Sono giovani ma non inesperti, hanno alle spalle moltissimi concerti e un mini tour a Liverpool dove - ci dicono loro - hanno fatto sfigurare i gruppi locali con un uno spettacolo a dir poco incendiario. Mario Panzeri li ha intervistati.

La prima domanda cade inevitabilmente sul MI AMI: avete suonato alla Collinetta, com'è andata? Impressioni sul festival?
Al MI AMI è andata molto bene. Abbiamo aperto alle 6 del pomeriggio, non c’era tantissima gente ma è bastato suonare le prime note perché si formasse davanti al palco una discreta schiera di persone. Dobbiamo dire che il pubblico era molto interessante ma soprattutto molto interessato. Questo è di sicuro quello che ci ha colpito di più. La gente era molto attenta alla nostra proposta musicale e complice l’orario e la presenza di parecchi "addetti ai lavori", non si è scatenato il wild party in stile confraternita a cui di solito assistiamo dal palco. Tutti erano propensi ad assorbire la nostra proposta musicale e tra teste ondeggianti e sguardi compiaciuti siamo scesi e abbiamo ricevuto un sacco di complimenti. Intendiamoci, non ci dispiacciono affatto i live incendiari a cui siamo abituati ma non è affatto male confrontarsi con situazioni diverse. Abbiamo girovagato un po’ nel festival e tra interessanti proposte musicali e arti grafiche siamo usciti compiaciuti da una piccola summer of love, dove al posto di incensi al sandalo e spinelloni trascendentali, cappelloni e gente nuda c’erano sintetizzatori, pop d’avanguardia, grossi occhialoni, vestitini a pois, un pizzico di punk… Insomma una figata.

Le vostre sono canzoni pop praticamente perfette: come fate a raggiungere un equilibrio così preciso in fase di registrazione?
L'album che hai sentito è in primo luogo frutto di un’intensa gestazione in sala prove. E’ li che le canzoni e gran parte degli arrangiamenti hanno preso forma. Siamo molto scrupolosi quando si parla di linee vocali e di ritmica. E’ abbastanza difficile mantenere un impatto sonoro credibile con una formazione ridotta come la nostra in concerto, ma pensiamo di cavarcela abbastanza bene e perciò non abbiamo portato pesanti cambiamenti quando siamo entrati in studio. Il periodo di registrazione con Luca Tacconi ( proprietario dello studio Sottoilmare) e i suggerimenti del nostro produttore artistico Nicola Zerbinati non è stato breve: non ci siamo fatti le classiche due settimane rinchiusi, ma data la nostra scrupolosità nei suoni e nelle registrazioni abbiamo impiegato poco più di sei mesi. Fare un album è una cosa fantastica, lasciare crescere le tue canzoni, imprimerle nel tempo ha un qualcosa di emozionante. E’ stata la nostra prima vera prova in studio e ciò che abbiamo imparato ci sarà di prezioso aiuto nel nostro prossimo imminente lavoro che cominceremo alla fine della stagione estiva. Cercheremo di portare un’atmosfera più sanguigna, cercando di trasmettere la carica che abbiamo nei live anche sul disco e date le nostre nuove canzoni che già stiamo rodando dal vivo probabilmente tutto suonerà un po’ più rock’n’roll.

L'amore per i Beatles è lampante, ma poi? Cos'altro vi spinge e ispira nella stesura di un pezzo?
I Beatles sono una parte importante della cultura musicale di ognuno di noi. Al di là della lezione musicale che ci hanno impartito ci piace fare un paragone tra noi e loro a livello umano, cioè ci sentiamo vicini ai Fab Four perché come loro siamo un gruppo di amici molto affiatato, stiamo sempre insieme e non ci molliamo mai. In questi anni siamo sempre stati vicini nel bene e nel male, uniti nel nostro obbiettivo di fare bella musica. Per farlo al meglio è necessario provare tanto e di conseguenza stando così tanto assieme abbiamo consolidato una forte amicizia. Questo penso si senta anche nella nostra compattezza nel suonare e nel comporre assieme i pezzi. Infatti tutti e tre, ovviamente non in maniera omogenea, contribuiamo alla stesura delle canzoni. Delle volte nascono dalla mente di uno che li mette a disposizione della band per essere sviluppati, delle altre si parte da un’improvvisata in sala prove e chi ha un testo lo mette, chi ha un’idea la si ascolta, e così via. Lo stesso vale per i testi, usiamo un linguaggio fondamentalmente molto semplice per parlare di amore, rabbia e notti brave.

Siete stati al Cavern di Liverpool per suonare all'IPO ( il festival International Pop Overthrow, NdR): com'è stato confrontarsi oggigiorno con la città?
Liverpool ci è piaciuta parecchio. Anche se dovevamo suonare solo due giorni, abbiamo scelto di starci una settimana e farci le ferie li, visto che quest’estate siamo impegnati in numerosi concerti. Di sicuro è una realtà diversa da Londra, una città dove conosci i veri irriducibili inglesi da pub impegnati a spaccarsi il venerdì sera, tra improbabili sbronze e gente scalza in strada. A parte questo al Cavern abbiamo fatto la nostra sporca figura, guadagnandoci anche un live in più dei due previsti: dopo il primo abbiamo infatti colpito l’organizzatore dell’IPO che ci ha dato la possibilità di suonare al Lennon’s, un pub sempre convenzionato con il festival. Siamo stati molto contenti dei live, e abbiamo ricevuto un ottimo riscontro anche da parte del pubblico, siamo rientrati con una buona vendita di cd e magliette (cosa rara ai concerti italiani). Non vogliamo peccare di presunzione ma eravamo nettamente differenti nei live rispetto ai britannici, molto più caldi e scatenati, più rock’n’roll: le band che abbiamo visto erano molto simili agli Strokes, nel look e nelle canzoni, con la testa bassa e senza coinvolgere più di tanto il pubblico. Non scambiare la prossima riflessione come presunzione o eccessivo patriottismo, ma penso che i gruppi di Verona e perciò anche Canadians, Fake P e Mur Mur, si sono distinti con successo in quel di Liverpool. E poi è inutile dire che ci siamo divertiti a manetta.

E Verona? Raccontatemi qualcosa, c'è vita oltre l'Interzona?
Degno di nota e per noi punto fermo musicale di Verona, in questo caso provincia, è il Jack the Ripper di Roncà. Il posto perfetto per andare a sentire gruppi sempre interessanti che vanno dal beat, al garage, al punk, il rock’n’roll e il rockabilly. Al sabato invernale ci puoi trovare sempre un gruppo figo spesso di livello internazionale, in un posto accogliente con un pubblico sorprendente, sempre pronto a scatenarsi. D’altronde è ormai decennale (forse più) l’esperienza del locale e in particolare di Alberto, il gestore.

Fate parecchie date per l'Italia: vi piace essere seguiti da una certa scena mod/beat oppure preferireste un pubblico più trasversale?
Non pensiamo che un gruppo possa avere la presunzione di scegliersi un pubblico. Noi suoniamo quello che ci piace e non abbiamo mai scelto di abbracciare un genere ben definito. Comunque non possiamo negare di avere nei suoni e nell’attitudine un orientamento agli anni ’60: questo ci ha permesso di avere l’onore di richiamare l’attenzione della scena mod e beat di cui parlavi prima. Lo consideriamo un onore perché si parla di persone con una profonda cultura musicale direttamente proporzionale all’esigenza come pubblico nei live. Perciò è una soddisfazione essere stati scelti sia per partecipare per esempio al Festival Beat a Salsomaggiore così come per aprire per i Bluebeaters o i Mudhoney. E poi avere un pubblico cosi stiloso è un piacere anche per chi viene a vederci e non conosce il mondo sixties.

Girate in furgone? Anedotti sulla vita da rock n roll band?
Te ne possiamo raccontare uno fresco di Liverpool. Abbiamo prenotato il posto sull’aereo anche per gli strumenti, compresa una tastiera lunga un metro e mezzo. Non ti diciamo la diffidenza e la trafila per imbarcarla da parte degli operatori al check-in: detto questo al primo live al Cavern la custodia di questa tastiera la adagiammo per terra in fianco al palco. Teo, che sta alla batteria, era un po’ indietro perché il Cavern è molto lungo e stretto: durante lo show Nicola al basso rocckeggiando decide di scendere dal palco e di andare a suonare in fianco a Teo come fa spesso durante i live… per risalire sul palco appoggia il piede sulla custodia rigida modello bara della tastiera, che con il buio aveva tutta l’aria di uno scalino: oltre a sfondare la custodia Nicola cade rovinosamente sulla batteria spostando piatti e qualche microfoni, ma la canzone non si ferma e il pubblico va in delirio. Perfetto. Questo ci sembra abbastanza rock’n’roll.

Inevitabile quesito: ci provate con la stampa inglese?
Ti diciamo la sincera verità. Non ci avevamo mai pensato prima d’ora. Ti diremo anche che dei rapporti con la stampa se ne occupa esclusivamente la nostra cara etichetta, Manzanilla Musicaedischi. Dello storico NME ce ne sarebbe da dire però: troppe band a nostro avviso che da Next Big Thing si sono poi rivelate fuochi di paglia. Di tutto il carrozzone brit degli ultimi tempi ci sentiamo in dovere di salvare gli Arctic Monkeys, i quali, ci hanno assicurato fonti di tutto rispetto, in live sono delle belve. E’ proprio li che devi saper fare la differenza. In fondo presumiamo che la maggior fonte di guadagno per una band emergente e il mezzo per creare interesse ed una sincera schiera di buoni fan, è il live. Il rock’n’roll va professato dal palco, va sparato alle orecchie della gente in un buon live. Non avendo accesso a canali riservati alle band già affermate è nostro dovere farci apprezzare in concerto, anche perché il contratto che ti cambia la vita, non arriva certo con una botta di culo, anzi non vorremmo che arrivasse per questo, ma perché dimostri di fare la differenza.

Negli Anni '60 l'Italia ha sfornato una marea di gruppi beat più o meno validi: vi hanno influenzato in qualche modo?
Anche qui ci trovi un po’ in fallo. Oltre a qualche pezzo sentito per radio non ce ne intendiamo molto. Ma ti diremo che uno dei due Andrea che fanno capo alla Blitzstudio (nostra cara agenzia di booking) ci ha aperto gli occhi sul beat italiano. Infatti, ad un raduno per vespe e lambrette tenutosi a Trento, ha fatto un dj set con pezzi veramente assurdi, di cui non puoi che andare orgoglioso ripensando a quel periodo. Molti i pezzi stranieri ricantati in italiano con un’attitudine da far invidia ai migliori gruppi garage americani o inglesi. Emblematico il "Lambretta Twist" (o almeno ci sembra si chiami cosi) o una "Sugar Sugar" tradotta in "Asciuga Asciuga".

Pezzi in italiano, li farete mai? Perchè sì, perchè no...
Dopo aver sentito i pezzi al raduno una pulce nell’orecchio ci è pure arrivata ma non è il caso per ora. Le nostre canzoni vengono in inglese perché sentiamo che, avendo sempre ascoltato pezzi in lingua anglosassone, un po’ questo tipo di linguaggio ci appartiene. Sentiamo nostre e dirette certe locuzioni perché le abbiamo sempre sentite e interpretate come tali dalle canzoni dei nostri artisti preferiti. Scrivere in inglese non è una cosa che ci siamo imposti per apparire più "contemporanei", ma ci è sembrato naturale agire così. Ti dicevamo prima che noi non mettiamo mai fine alla nostra evoluzione musicale, perché così deve essere. Perciò potrà pure capitare che scriveremo dei pezzi in italiano, non lo sappiamo. Perché no anche in spagnolo per l’America Latina, ahahhahaha… una bella "Sunday Morning" tradotta in "El Domenico Por La Mañana" oppure una "I Know That You Know" in "Yo Se Que Tu Sabes".

Infine qualche consiglio musicale: cosa vi piace ultimamente?
Abbiamo appena sentito l’ultimo dei Gomez. Un gruppo che ci fa letteralmente impazzire da quando sono usciti. E’ un peccato che abbiano rischiato di non essere distribuiti in Italia con questo nuovo lavoro. Per fortuna una distribuzione indipendente ha risolto la cosa, e direi che ne vale veramente la pena. E per chi non li conoscesse oltre che ascoltare "How we operate", consigliamo di spararsi tutta la loro discografia immediatamente.
Mario Panzeri

Articolo su rockit.it
(data: 16.10.07)

Kathodik recensione ''Home is where the hearth is''


KATHODIK - Home - "Home is where the heart is (2007, Manzanilla MusicaDischi/Goodfellas)
Arrivano giusto freschi come una birra al mare per l’estate questi italianissimi home, carichi e rifregeranti con il loro power pop dalle venature blusey, molto sixties e moltissimo british!
E si, perchè i riferimenti musicali divorati dai nostri sono per la quasi totalità d’oltremanica (Beatles, Kinks, ma anche Jam e Oasis), e riescono con semplice e svagata vitalità ad allietare, con melodie, talvolta morbide e altre più dure, qualche giornata un po’ storta e troppo calda.
Intendiamoci, non c’è nessun capolavoro, e se devo rinfrescarmi e godere veramente metto su gli Shins o i Blur, ma per un gruppo italiano, soprattutto di questi tempi, un disco estivo, frizzante e piacevole come questo degli home non è facilmente reperibile.
Allora via a danzare con l’esplosiva apripista Perfect born actress, e a canticchiare nelle simpatiche melodie di I know that you know e People like you. Let’s go home! Alberto Maroni
Articolo su Kathodik (data: 23.07.07)

Home live @ Velvet su Il Mucchio


Live @ Velvet (Ilmucchio)
Ci pensano i bravi Home, veronesi di provenienza e british per attitudine, a scaldare un pubblico non certo oceanico ma sicuramente motivato e carico (è un tripudio di magliette che inneggiano alla Seattle che fu), pronto ad accogliere con un boato l’entrata in scena dei leggendari Mudhoney. I quattro rompono immediatamente il ghiaccio calando una coppia di assi storici come You Got It (Keep It Outta My Face) e il singolone di Piece Of Cake, Suck You Dry. La band è in una forma eccezionale, ruvida e sporca, e proprio non si direbbe di avere di fronte degli ultraquarantenni. A tradire i dati anagrafici ci pensa una scaletta che pesca da una carriera lunga quasi vent’anni. Quando arriva il turno di Sweet Young Thing Ain’t Sweet No More e Touch Me I’m Sick (anthem simbolo del gruppo) sembra di tornare indietro nel tempo, in un qualche club della Seattle di fine anni ottanta.
La sensazione è piacevole e viene portata al culmine quando Mark Arm si libera della chitarra per lanciarsi in una spettacolare esecuzione della splendida Hate The Police. La suggestione del momento rende addirittura possibile avvertire i fantasmi dei Green River. L’impressione è di avere davanti una band in ottima salute, integra e divertita. I tanti anni passati a suonare insieme senza mai scendere a compromessi non hanno minimamente affievolito la furia di questa banda di eterni ragazzi, rimasti perennemente fedeli a se stessi e al loro psychorock drogato da superfuzz e bigmuff e debitore dei sixties,. Un tirar dritto per la propria strada che non avrà permesso loro di raggiungere i successi planetari di altri illustri concittadini, ma che gli ha sicuramente garantito una lunga e dignitosa esistenza. Il gran finale è affidato a una Here Comes Sickness da brividi che chiude l’ora e mezza scarsa di un concerto da custodire nel cassetto dei ricordi. Gianluca Sirri
Articolo su ilmucchio.it (data: 14.07.07)

Home live @ Miami, Rockit


Live @ Miami (Rockit) - Sulla collinetta si sta da dio perchè è il piccolo eden del MI AMI, se poi sul palco ci sono tre tizi stilosissimi che fanno del grande rock'n'roll viene voglia di abbracciare chiunque e fare caciara e stare ancora meglio e comprare il cd non appena quelli hanno finito. Capiamoci, il batterista è anche il cantante ed è un mostro di bravura, chitarra e basso si uniscono al groove ed è una sola armata che ti stende a terra, questi sono gli Home dal vivo, te ne avevano parlato bene, ne riparlerai benissimo. NicolaBonardi (data: 08.06.07)

Musicboom recensisce ''Home is where the heart is''


MUSICBOOM - Home - "Home is where the heart is" (2007, Manzanilla MusicaDischi/Goodfellas)
Home Sweet Home
Qualche tempo fa mi è capitato di assistere ad un concerto di questi tre ragazzi di Verona. Quello che più mi ha colpito nella loro impeccabile performance, oltre alla grande carica che riuscivano a trasmettere dal palco e al perfetto abbigliamento stile Kinks '65, è stata la precisione dei cori, le soffici armonie delle voci, che non perdevano compattezza neanche quando si appoggiavano sulle basi tempestose di un garage rock di matrice Who-iana. Un connubio di potenza e melodia (e stile aggiungerei) difficilmente registrabile alle nostre latitudini. Tutti elementi che naturalmente stanno alla base di questo Home Is Where The Heart Is.
Il dischetto in questione consta di appena 8 tracce dalla durata media abbastanza elevata per un album che si dovrebbe attenere alla ferrea regola del verse-chorus-verse tipica del power pop. Eppure non c'è un secondo, fra questi solchi, che si sarebbe disposti a sacrificare. Non la coda noise che chiude Request e che porta la band dalle parti di un moderno brit pop; tanto meno quella psichedelica che suggella la conclusiva Dom Perignon 1982 e che si piazza stabilmente sulle tracce dei Beatles più languidi e accattivanti. Merito degli eleganti intrecci canori che sono il vero marchio di fabbrica della band e che fanno bella mostra di sè perfino sul riff blues del'iniziale Perfect Born Actress, il brano più atipico dell'album che apre le danze con il groove dei Cream. E' un piacere perdersi nelle atmosfere sognanti di I Know That You Know o nel ritornello glam di Sunday Morning, reiterato fino alla completa assuefazione.
Un continuo gioco di citazioni che potrebbe continuare all'infinito, fino a scomodare il nome dei Big Star (People Like You) e quello dei T-Rex.
Forse è proprio questo il punto di forza degli Home, quello di saper interpretare influenze disparate con gusto, personalità e, soprattutto, senza il minimo complesso nei confronti dei nobili modelli di riferimento.
Per chi scrive un'autentica rivelazione. Diego "OX4" Ballani

(data mancante) (data: 08.06.07)

Lascena recensisce Home is where the heart is


LASCENA Home - "Home is where the heart is (2007, Manzanilla MusicaDischi/Goodfellas)
Ha una doppia personalità questo trio veronese, che esordisce con questo cd di ottimo pop con influenze profondamente british. La doppia personalità emerge nei concerti. Li ho visti come gruppo-spalla dei Mudhoney: ebbene, in mezz'ora di concerto hanno saputo ottimamente preparare il pubblico per il gruppo di Seattle con un set infiammato da un garage-pop esaltante e frizzante. Su disco, invece, l'impressione è molto diversa: il trio veneto, infatti, si adagia su un pop anni '60 di matrice inglese, con marcati riferimenti ai Beatles e alla swinging London. Con quel suono quindi molto vintage il risultato è l'emancipazione dai canoni ristretti ed effimeri del brit-pop.
Gli Home dunque hanno realizzato un ottimo disco, cui però manca la freschezza che caratterizza i loro live. Il loro pop è spesso essenziale, a tratti pretenzioso (il riff alla Deep Purple di Perfect born actress), ma con un buon gusto nelle sperimentazioni psichedeliche (I know that you know) e un occhio alle atmosfere costelliane (Sunday morning).
Il risultato è nel complesso molto buono, soprattutto per chi non si rassegna a vivere, musicalmente parlando, nei soli anni 2000. Vittorio Lannutti

(data mancante) (data: 03.06.07)

Losingtoday recensisce ''Home is where the heart is''


LOSINGTODAY Home - "Home is where the heart is (2007, Manzanilla MusicaDischi/Goodfellas)
Kinks, Animals, Rolling Stones, Beatles: il meglio della sixtiedelia inglese visto attraverso gli occhi di chi quelle storie le ha apprese sui libri (e sui dischi dei genitori). E devono averli studiati bene quegli anni gli Home perchè hanno confezionato un debutto delizioso, intriso di aromi 60s fragranti e contagiosi. Ogni aspetto del disco appare come un 'tributo' ad un'era che non c'è più: a partire dalla durata del disco, poco piu’ di trenta minuti, verosimilmente scelta per far entrare le canzoni perfettamente su un LP (ma allora perche’ la stampa in CD e non in vinile?); per continuare con la scelta delle armonie e degli effetti degli strumenti (chitarra, basso e batteria: serve altro?), tutti rigorosamente vintage. Peccato per la resa dell’immagine della copertina del disco, un po’ troppo anonima. Ma nel posto giusto (il Micca Club?) gli Home farebbero faville. Una decina di anni fa a Roma un gruppo chiamato Devi aveva confezionato una raccolta di canzoni per certi versi simile a “Home Is Where The Heart Is”: dischi preziosi come comete da vedere al volo, prima che scompaiono per sempre. ROBERTO MANDOLINI
Articolo su losingtoday.com

(data mancante) (data: 02.06.07)

Radio Lupo Solitario recensione Home is where the heart is


RADIO LUPO SOLITARIO (DJ Henry) - Home - "Home is where the heart is (2006, Manzanilla MusicaDischi/Goodfellas)
Con i romani Cactus rapprentano la strada nuova, magmatica di idee e di fermenti, dell'indie rock italiano. Un crogiuolo di suoni che si stratificano tra le varie decadi e si metabolizzano in un'entità originale compiuta. Echi di suoni roots di vaglio blues macerati nel fingerpicking di scuola contemporary guitar alla Leo Kottke e John Fahey che si stemperano su un piglio pop(brit) che trova nella lezione della composizione asimmetrica degli XTC dei modelli assoluti. Non sono avulsi da soluzioni che vedono in Frank Zappa un interlocutore primario, magari occhieggiando a certe cose minimali dei Cure di Three Imaginary Boys.
Un fiore all'occhiello dell'intelligenza musicale italiana.

(data mancante) (data: 01.06.07)

Onda Rock su Home is where the heart is


ONDA ROCK - Home - "Home is where the heart is" (2006, Manzanilla MusicaDischi/Goodfellas)
Home è il progetto di tre musicisti di Verona: Michele Ottaviani (chitarra, voce e cori), Nicola Finezzo (basso e cori) e Matteo Zerbinati (batteria, voce e cori). “Home Is Where The Heart Is”, il loro debutto, è imperniato su un brit-rock di maniera, che spazia dal power pop, alle sofisticazioni jazzy, alla melodia triviale.
Già “Request”, groove funky rilassato alla Steely Dan, si muove sulle coordinate di bridge armonizzato, cantilena mesta, armonie vocali pop west coast degne dei CSN&Y e vocalizzi wordless. “Sunday Morning”, oltre a riff banalotto e beat frivolo, propone un siparietto alla Kinks, e “Chances” accende un chorus potenziato da distorsione cavalcante, ma espone ancora armonie vocali da vetusto merseybeat. Anche la conclusiva “Dom Perignon 1982” aumenta il tiro (mood quasi hendrixiano), per poi adagiarsi in arpeggi facili, mentre “Know That You Know”, dopo una intro jazzata, diventa canzone acquarellata e tenuemente dondolante (Alex Chilton sullo sfondo). “People Like You” (sospensione languida e ritornello soporifero) e “No One” (vaudeville ultramelodico) completano il quadro dei clichè.
Nettissima, e poco urgente, è la sensazione di potenzialità sprecate (vedasi le jam di contorno, la produzione nitida, la qualità sonora); ancor più netta è la monotonia, la bramosia di scontatezze, l’irrilevanza. Anche l’antipatia. Fatuo. michele saran
Articolo su ondarock.it (data: 31.05.07)

Rolling Stone recensisce ''Home is where the heart is''


ROLLING STONE - Home - "Home is where the heart is (2007, Manzanilla/Goodfellas)
Le vie del beat sono infinite. Chi avrebbe immaginato che nel 2007, a 40 anni dall'esplosione folk rock e freakbeat, avremmo trovato ancora gruppi innamorati di un suono evidentemente immortale? Nonostante qualche roccioso riff alla Rolling Stones/Kinks, i veronesi Nicola Finezzo, Michele Ottaviani e Matteo Zerbinati danno il meglio in gemme byrdsiane come Request o nel rock psichedelico di Chances. Tutto il cd è godibilissimo, grazie ad arrangiamenti vocali perfetti. Malgrado qualche lungaggine, gli Home fanno del candore un punto di forza e del loro disco un piccolo gioiello. Manlio Benigni (data: 01.04.07)

Kalporz recensisce ''Home is where the heart is


KALPORZ - Home - "Home is where the heart is (2007, Manzanilla MusicaDischi/Goodfellas)
I veronesi Home sono solo i primi alfieri di una scena cittadina in gran fermento (Canadians e Fake P, chi vive nel dorato mondo di MySpace, li conosce già bene) e, come ben predicato da quelle parti, fanno musica che di italiano non ha niente. Questa volta però, manca anche il retrogusto ruffiano di certo indie-rock post-Homesleep Records in favore di quegli anni '90 che furono terra di conquista del brit-rock. Molti, riferendosi alla band, azzardano paragoni con gli Oasis, ma mi sembra un po' facile ridurre tutto alla band dei Gallagher. Gli Home sono molto più "blues", hanno un'attitudine più "rock'n'roll" laddove i mancuniani erano punk allo stato puro. Forse Alan McGee si sarebbe innamorato di loro proprio perché, nel catalogo della Creation, gli Home avrebbero avuto le possibilità per vivere degnamente affianco a gruppi come Heavy Stereo e Hurricane #1. Quei gruppi (nati rispettivamente dalle idea di Gem Archer, futuro chitarrista degli Oasis - t'oh! - e di Andy Bell dopo lo scioglimento dei Ride e prima dell'avventura come bassista degli... Oasis - t'oh! #2 -), pur risultando idealmente simili a chi ben sappiamo, percorreva coordinate care ai T-Rex, agli Animals, ai Kinks degli esordi beat. E sono le stesse sonorità che si trovano in questo "Home Is Where The Heart Is" (si ascoltino per controprova "Perfect Born Actress", "Request" e "Dom Perignon 1982"), un disco che pur con i suoi momenti di puro citazionismo riesce a risultare godibile, fresco e coinvolgente il giusto. Merito sia di un buon lavoro sulle melodie, sia della volontà di non strafare, racchiudendo il tutto in 34 minuti allontanando così ogni spettro di noia e pretenziosità. Hamilton Santià

Articolo su kalporz.com (data: 27.03.07)

XL di Repubblica recensisce ''Home is where the heart is''


XL di Repubblica - Home - "Home is where the heart is (2007, Manzanilla MusicaDischi/Goodfellas)
BRIT POP E VECCHIO ROCK PER IL TRIO VERONESE, CHE ORA SUONA AL CAVERN Va dove ti porta il cuore: gli Home scelgono la strada della passione e delle emozioni genuine per il loro debutto, otto canzoni dall’immaginario anni 60 e 70. Ma il trio veronese non segue la corrente della nostalgia. Home is where the heart is testimonia un amore sconfinato per il brit’n’roll. La storia è sempre la stessa: ci si incontra sui bchi di scuola, si comincia a suonare, ci si perde per poi ritrovarsi. Ed ecco gli Home, una sigla che suona moderna e sbarazzina. La formula? Semplice: l’eergia delle radici rock più la melodia del brit pop. L’operazione è assolutamente credibile, le canzoni in inglese e nel più classico stile Sixties, qualche ritornello vi si caccerà in testa per non uscirne facilmente. A maggio suoneranno al Cavern Club di Liverpool. Una sfida nella tana dei Beatles… (a.d’a.)

Articolo su xl.repubblica.it (data: 28.02.07)

Rockerilla recensisce ''Home is where the heart is''


ROCKERILLA- Home - "Home is where the heart is (2007, Manzanilla MusicaDischi/Goodfellas)
Non fatevi ingannare dal nome e dall’artwork: non si tratta di malinconico pop da camera, l’esordio degli Home è un travolgente brit pop dalle chiare influenze sixty, intriso di blues e rock’n’roll. Gli Home sono un giovane trio italiano che non va oltre i Beatles e i Kinks, un trio per il quale gli anni ’80 non sono mai arrivati: ed è difficile dar torto alla loro visione della musica quando si parla di rock-blues e pop, anche da parte del sottoscritto che pur negli anni ’80 ci è nato. Certe sonorità sono eterne come le attitudini, così gli Home vanno “dove sta il cuore” e confezionano otto gemme di brit pop che manco a dirlo sono fresche e irresistibili: la nostalgia non centra nulla così come lo scetticismo non paga di fronte al pop immortale.
Antonio Berbero (data: 31.01.07)

Kronic recensisce ''Home is where the heart is


KRONIC - Home - "Home is where the heart is (2007, Manzanilla MusicaDischi/Goodfellas)
Elogio della freschezza Arrivano da Verona i nuovi Beatles? Beh aspettate a sorridere perché dopo aver ascoltato questo debutto del giovane trio nostrano non vi sembrerà più un’eresia così grande. “Home is Where the Heart Is” è un disco fuori dal tempo e senza età, un brillante esordio di respiro internazionale che mette a frutto, senza inibizioni né scopiazzature di genere, la lezione dei migliori maestri pop rock dei sixties e quella dei moderni epigoni brit pop, con una buona dose di esuberante irriverenza.

Solamente mezz’ora di musica (e per questo li attendiamo ad una seconda prova più ampia per un giudizio definitivo) ma gli 8 pezzi sono tutti illuminati da una intrigante freschezza che resiste a ripetuti ascolti; testi semplici di disarmante efficacia melodica ed una ottima resa sonora grazie ad una ritmica leggera ed a graffianti intarsi chitarristici.

L’atmosfera generale riecheggia quella spensieratezza adolescenziale ottimamente resa dal ritornello balzellante di “I Know that You Know” (me and you tonight, I know I’m wrong I know I’m right but there’s no problem tonight), platonico tete a tete con tante cose da dirsi davanti ad un bicchiere di vino. Almeno due i gioiellini dell’album: l’epifania iniziale di “Perfect Born Actress”, che unisce ad una base rock blues Animals style un chorus con un impasto vocale semplicemente perfetto ed il senso di sospensione della kinksiana “Request”, che ammalia, lasciando senza respiro, in attesa di un indefinito qualcosa…..

Perché, in fondo, basta poco per sentirsi bene “like a fly on a mama’s pie” (ascoltate la finale "Dom Perignon 1982"): una bottiglia di champagne (ma data la provenienza degli Home sarebbe forse più appropriato un buon prosecco) e una manciata di canzoni semplici e fresche come queste. Alberto Leone

Articolo su Kronic.it (data: 28.01.07)

Blowup recensisce ''Home is where the heart is''


BLOWUP - Home - "Home is where the heart is (2007, Manzanilla MusicaDischi/Goodfellas)
Il ritornello di Perfect born actress, dopo un’iniziale chitarra blues rock che si ripercuote su tutto il pezzo, inquadra le finestre da cui osservano gli Home, ennesimo sintomo di una provincia scaligera in salute: l’armamentario dei bravi ragazzi inglesi dai Beatles in poi, logos col bersaglio biancorossoblu su vestiti stretti, e case dal tetto spiovente. Tutto il disco è così, mellifluo à la Hal (Request) e revivalista come ogni gruppo nato a scuola: dritti dalle balere dei nostri genitori, i butei capitalizzano un momento favorevole al pop di classe, in cui una composizione originale può essere scambiata per b-side degli Anni Novanta. Un po’ più di grinta e passavano per mancuniani, meno cultura di base e non ci sarebbero quei falsetti e coretti che creano la spiritosa rincorsa dei cento metri coi concittadini Canadians, cui rimanda per certi versi la conclusiva e californiana Dom Perignon 1982: questo cd non prenderà la polvere. Enrico Veronese (data: 14.01.07)

Rocksound recensisce ''Home is where the heart is''


ROCKSOUND - Home - "Home is where the heart is (2007, Manzanilla MusicaDischi/Goodfellas)
Il cuore degli Home è tutto rivolto agli anni 60. Appare chiaro dall’ascolto del disco. Che mostra più d’un debito nei confronti delle sonorità di quella stagione, collocandosi dalle parti di band come Kinks e Rolling Stones. Tale affermazione viene, solo in parte, smentita dalla prima traccia in scaletta, che, oltre alle già citate influenze, rivela un’insospettabile propensione a ricalcare i sentieri melodici di “Accuracy”, contenuta nel primo album dei Cure. Nella stessa canzone, però, è la tensione puramente rock’n’roll a vestire i panni della protagonista assoluta: è la chitarra a scandire l’umore del pezzo, mentre le parti vocali non sono da meno nel rendere più palpabile l’atmosfera Sicties. Vista la grande esposizione di cui il sound “vintage” sta godendo anche al di fuori dei confini nazionali, si augura al trio veronese di potersi ritagliare uno spazio proprio all’interno di tale “scen”: dalla loro, i tre hanno pezzi che scorrono leggeri senza annoiare. Ilaria Ferri

(data mancante) (data: 14.01.07)

Rumore recensisce ''Home is where the heart is''


RUMORE - Home - "Home is where the heart is (2007, Manzanilla MusicaDischi/Goodfellas)
Gran bel lavoro quello dei nostrani Home: dalla copertina alla cura del booklet (essenziali ed accattivanti in un grigio sfumato tres chich), ai suoni vintage che ci catapultano ad una festa di fine anni '60 dove sul palco si alternano i kinks (l'irresistibile refrain di Request) agli Animals (il pigro rock-blues di Sunday Morning).
Sono tre, sono giovani e propongono un sound molto "inglese" in maniera assolutamente credibile, incrociando una sezione ritmica pulsante di vita con una chitarra lasciva e ciondolante, mentre storie di notti brave e noie mattutine scivolano nei vapori retrò di coretti sixties (No One).
Tra i contemporanei, se si vuole cercare un riferimento, si può dire che proseguono la lezione di accurato e divertito/divertente recupero di un sound vecchio ma immortale di band quali i primi The Vines, i meno politicizzati International Noise Conspiracy e la gran parte dei Jessica Fletchers: come farete a resistere ad un allettante invito "me and you tonight/with a glass of wine", anche se la tipa in questione vi spezzerà il cuore (Perfect born actress)? Barbara Tomasino

(data mancante) (data: 03.01.07)

Fuori dal Mucchio recensisce ''Home is where the heart is''


FUORI DAL MUCCHIO- Home - "Home is where the heart is (2007, Manzanilla MusicaDischi/Goodfellas)
I primi cinquanta secondi vi porteranno fuori strada: il più classico dei riff hard blues vi accoglie e vi guida lungo una tradizionalissima strada, e sembra quasi di essere in qualche pub; specializzato in un repertorio di classe, certo, ma pur sempre a base di standard e di cover, roba già sentita. Eppure ad un certo punto (dal cinquantunesimo secondo in poi) esplode un ritornello irrimediabilmente beatlesiano, irresistibile, che getta sull’intero disco (perché spiragli di puro power pop si inseriranno più volte, in seguito, tra le trame di questo lavoro) una luce del tutto particolare. Ovvero, l’immaginario di tre giovani musicisti italiani impegnato a partorire una versione personalizzata dei tardi Sixties, con una impudenza che quasi sempre si trasforma in credibilità. E allora ecco gli ancora una volta irresistibili falsetti di “I Know That You Know”, la kinksiana “Sunday Morning” tutta cori, scintillanti chitarre, stop e ripartenze improvvise, una “People Like You” che inietta un po’ di melanina nella Swingin’ London, raggiungendo il culmine nelle voci discendenti del ritornello. È chiaro che il trio si è studiato al millimetro il canone pop di riferimento, e quasi verrebbe da scoraggiare l’ennesima opera di revival, se non fosse che gli Home sanno davvero scrivere credibilissime canzoni pop. L’unico peccato, volendo essere pignoli, è che questa piccola meraviglia fuori dal tempo duri poco più di mezz’ora. Anche se era la lunghezza standard dei dischi dell’epoca, ci pare troppo poco lo stesso. Alessandro Besselva Averame
Articolo su ilmucchio.it

(data mancante) (data: 31.12.06)

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  • DOM 15.07.2007 - Ar(T)senale (Verona) - Home ore 21.20

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  • SAB 7.07.2007 - Festival Beat #15 (Salsomaggiore, Parma) - Home

  • VEN 6.07.2007 - SumMER Nite LoVEN Festival (Mogliano V.to, Treviso) - Home + THE PRISCILLAS

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  • DOM 17.06.2007 - HEINEKEN JAMMING FESTIVAL (Venezia) - Home ore 14.00

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  • SAB 9.06.2007 - Caotic Age Festival (San Vito, Mantova) - Home

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  • GIO 31.05.2007 - Spazio Musica (Pavia) - Home

  • 25-26.05.2007 - International Pop Overthrow @ Cavern Club (Liverpool, UK) - Home

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  • MAR 8.05.2007 - Festa Università di Verona (Verona) - Home

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  • MAR 1.05.2007 - Zona Rocks (Collebeato, Brescia) - Home

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  • VEN 6.04.2007 - Lucignolo (Sommacampagna, Verona) - Home (+ Canadians)

  • SAB 31.03.2007 - No Fun (Udine) - Home (+ Annie hall)

  • DOM 25.03.2007 - Radio Sherwood (Padova) - ore 16 intervista/showcase Home

  • SAB 24.03.2007 - ore 18.00 FNAC (Verona) - Home

  • SAB 17.03.2007 - Madeleine Cafè (GE) - Regina Mab

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  • VEN 9.03.2007 - Controsenso (Prato) - Home

  • SAB 3.03.2007 - Jack The Ripper (Roncà, Verona) - Home + guest (Caveman)

  • VEN 2.03.2007 - Le Klub (Sona, Verona) - Home + guest (Magical Mistery Band)

  • SAB 24.02.2007 - Zion Rock Club (Conegliano, treviso) - Home + Hormonauts

  • MAR 20.02.2007 - Unwound Carnival Party (Padova) - Home

  • SAB 10.02.2007 - Arci Taun (Fidenza, Parma) - Home

  • VEN 9.02.2007 - Skaletta (La Spezia) - Home

  • SAB 3.02.2007 - Pussy Rock (AT) - Home

  • SAB 27.01.2007 - Bar Mayer (desenzano, brescia) - Home

  • VEN 26.01.2007 - Capannina Oltremare (Cesena) - Home

  • SAB 20.01.2007 - Officina (Verona) - Home


  • 2006


  • SAB 23.12.2006 - WahWahClub/Time4action (Mestre, VE) - Home

  • GIO 21.12.2006 - Circolo Magnolia (Milano) - Home + VORTEX REX

  • LUN 18.12.2006 - Carcere di Montorio (Verona) - Home

  • VEN 8.12.2006 - Lucille (VR) - Home

  • DOM 3.12.2006 - Ungawa (Bergantino, RO) - Home

  • GIO 30.11.2006 - Nessun DorMAR (Monteforte d'alpone, VR) - Home

  • DOM 26.11.2006 - MEI tenda M ore 14.00 (Faenza, RA) - Home

  • VEN 24.11.2006 - Lattepiù (BS) - Home

  • SAB 7.10.2006 - Notte Bianca Cesena - Home

  • GIO 28.09.2006 - Festa Altromercato (VR) ore 21 - Home

  • SAB 16.09.2006 - Pussy Rock Opening Party(AT) - Home

  • SAB 2.09.2006 - Villa Zamboni (ValegGIO SM, VR) - Home

  • VEN 1.09.2006 - Monte Rocca Festival (Caldiero, VR) - Home

  • GIO 31.08.2006 - Festa in Rosso (VR) - Home

  • SAB 22.07.2006 - Shout (Cà Verde, s.AmbroGIO di Valp. VR)- Home on cocktail stage dalle 20.00

  • SAB 15.07.2006 - Fararock (Fara, BG)- Home + Titty Twisters Orchestra

  • MAR 4.07.2006 - Festa dei Popoli (Cassano, MI)- Home

  • SAB 24.06.2006 - Estafest (VR) - Home

  • VEN 23.06.2006 - Rocka'n'rolla (Casteldario, MN) - Home + Bikini the cat + Peawees

  • SAB 17.06.2006 - VRBAN Festival (Ex Zoo, VR) - Home

  • SAB 10.06.2006 - Sagra della Vigna (VR) - Home + Stonepit band + Mondo-R

  • DOM 4.06.2006 - FEsta dello sport (Cavriana, MN) - Home

  • VEN 5.05.2006 - Midghart (Peschiera,VR) - Home

  • MAR 25.04.2006 - MovieOn2006 (VR) - Home

  • LUN 24.04.2006 - Tra Musica e Parole (VR) - Home

  • SAB 22.04.2006 - CAS (MI) - Regina Mab + Home - Manzanilla Acoustic Night

  • VEN 21.04.2006 - Lucille (VR) - Home

  • SAB 1.04.2006 - Jack The Ripper (Roncà, VR) - The Tunas (www.thetunas.com) + Home

  • VEN 3.03.2006 - CRC (Abano Terme, PD) - Home

  • SAB 18.02.2006 - Oficina Buenaventura (Castelfranco, TV) - Regina Mab + Home

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  • 2005


  • VEN 23.12.2005 - Gate52 (VR) - Home + Nuovi Cedrini

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  • SAB 8.10.2005 - Coyote LiVEN (VR) - Regina Mab + Home



(data: 31.12.37)

FOTO

NOTIZIE

Tornate a casa, Home


Che si tratti del famigerato romanzo di H. G. Wells o della teoria dei cosiddetti "wormhole", il sogno più antico dell'uomo da sempre affascina e fa discutere: poter finalmente viaggiare nel tempo. Fino ad ora è stato possibile farlo solo nel modo tradizionale, e cioè lasciando tracce di sé ai posteri (da qui nacque nel 2006 la curiosa iniziativa Time Capsule di Yahoo, un contenitore di messaggi che verrà riaperto solo nel 2020). Ma superare le barriere del tempo, oggigiorno, è diventata una concreta possibilità.
Grazie ad una ricerca scientifica sovvenzionata con gli introiti di tutti i loro concerti, i veronesi Home hanno potutto coronare il sogno di una vita: tornare indietro nel tempo ed assistere al primo concerto dei Beatles in Italia. Un valente ricercatore indiano, graduatosi con P.H.D. in Fisica e nato all'epoca del viaggio spirituale dei Quattro di Liverpool in estremo oriente, rivendica sia di essere figlio illegittimo di John Lennon che di aver realizzato l'incredibile macchinario teletrasportatore.
Da questa felice collaborazione tra scienza, musica ed enogastronomia nascerà quindi la "prova su strada" definitiva. La sponsorizzazione a 360° è stata infatti fondamentale: sulla capsula in acciaio cromato, a forma di pandoro Bauli, compariranno anche i loghi di rinomate aziende vinicole e un maxi poster di Giulietta e Romeo, il musical di Cocciante pubblicato in Dvd. Per l'occasione i due amanti appaiono raffigurati in futuristici costumi lamè, ideale connubio tra armatura medievale e verniano scafandro da palombaro.
"Poter assistere al concerto dei Beatles @ Velodromo Vigorelli è da sempre il nostro sogno nel cassetto" ci raccontano gli Home "Abbiamo paura di non trovare il biglietto, dopo tanta fatica, ma queste mazzette da 100.000 lire fuoricorso ci torneranno sicuramente utili". È infatti notorio che, all'esordio italiano dei "Fab Four", la critica ufficiale rimase tiepida, ma il pubblico giovanile aderì in massa. In un documentario dell'archivio RAI, quei ribelli che ballavano lo shake venivano ancora dipinti come originali ed esibizionisti, chiaro segno di un avvicendarsi di mode che avrebbe sconvolto le regole del gioco.
"La capsula pandoroide da me elaborata abbandonerà il gennaio 2010 per materializzarsi nei pressi dei bagni chimici del velodromo, esattamente nel caldo giugno 1965" ci illustra l'inventore John Ratvasdvana "da lì avrò modo di incontrare mio padre nel backstage, prima ancora che mi concepisca. Includere il mio nome nelle volontà testamentarie guarirà il suo karma".
Approntato un guardaroba d'epoca ed acconciature sixties, i nostri "baronetti" non solo parteciperanno all'agognato concerto, ma dovranno anche mostrare alle cineprese una copertina di XL di Repubblica (quella che ritrae Usain Bolt trionfatore alle Olimpiadi 2008). Questo anacronismo imprimerà nei filmati una traccia inequivocabile del loro passaggio. Alcune pellicole originali del concerto sono già state sigillate negli uffici della Prefettura di Verona, al fine di escludere manomissioni. Verranno riesaminate solo ad avvenuta partenza.
Milioni di fan degli "scarafaggi" impazzano su Facebook, chiedendo di portare indietro un biglietto del concerto od una basetta di Ringo Starr, ma al loro entusiasmo si contrappone lo scetticismo di uno gruppo di arcigni cosmologi. "Se i viaggiatori dovessero compromettere il corso della storia, le conseguenze potrebbero essere imprevedibili. Tanto per capirci, non devono assolutamente avvertire Lennon dell'attentato che gli costerà la vita". Musicisti e viticoltori, in ogni caso, accusano queste voci fuori dal coro di eccessiva prudenza e di voler screditare la missione solo per invidia professionale.
Nel nostro piccolo anche noi spezziamo una lancia a favore dell'impresa: se avverranno modifiche del continuum spazio-temporale, il nostro presente non potrà che uscirne migliorato. Alludiamo ovviamente al disastro del 1985, la guerra termonucleare che portò alla cancellazione di oltre tre miliardi di vite, e che da allora confina l'umanità in città sotterranee, perlomeno fino alla fatidica scadenza del 2.345 (pronosticata da Antonino Zichichi nel celebre opuscolo "Meglio topi che isotopi").
"Non pretendiamo che la musica salvi il mondo, ma ci batteremo affinché il mondo salvi la buona musica" hanno dichiarato per tutta risposta i temponauti durante una conferenza stampa a FNAC.
Siamo perfettamente d'accordo. Con le chiavi abbiamo graffiato, sul vano motori dell'astronave, il simbolo senza tempo della Scala. A loro, che torneranno per davvero in un passato tutto da ricordare, speriamo porti tanta buona musica, e tanta fortuna. A noi, fortunati testimoni di questa storica partenza, resta la speranza di un futuro migliore ed il gracidìo amico di un contatore Geiger. AVL (data: 24.01.10)

Video degli Home su Rockit

Il primo album degli Home, terzetto veronese illuminatosi sulla (ventosa) via di Liverpool, era un atto di devozione per quelle magie di John, Paul, Ringo e George: "Home Is Where The Heart Is" (2007) risplendeva di gemme che affascinavano per la loro vestibilità pop, anche se in alcuni casi si sentiva la necessità di un disegno più snello, di una forma capace di restituire anche la verve animalesca con cui il gruppo era solito dimenarsi sul palco.
Detto fatto, sarà stata la loro intensa attività live, sarà stata la magia di aver suonato al Cavern di Liverpool o al MI AMI, sarà quel che sarà ma gli Home per il loro secondo disco hanno fatto quello che dovevano fare e nel modo giusto (in "The Right Way", per citare la title track): in sintesi 13 canzoncine che si bevono tutte d'un fiato, perfettamente fit nei loro arrangiamenti ben disegnati, partendo dall'aggraziata posa per baronetti di "Absolutely Unreal" fino alle buone vibrazioni sixties di "Silver Dust", transitando tra primaverili stornelli tutti da ballare ("Devil's Courtesy" e "Do What I Do"), l'avvincente coda psichedelica di "Paradise (Underneath A Purple Sky)" o la ballata per piano e violino da ululare in coro alla chiusura del pub "Finally A Song".
Ma non fatevi trarre in inganno dalle mie canzoni preferite, tutto l'album è veramente orecchiabile e certifica le doti di questi tre cazzuti musicisti: che non sono una stantia memorabilia Fab Four, non sono un pastone beat per puristi da Mini Cooper con cintura e portafoglio Paul Smith abbinati, e che non sono neanche il ritaglio ingiallito del vanitoso brit pop che ogni tanto riaffiora dagli abissi dei Novanta. Gli Home sono semplicemente uno dei gruppi pop più bravi che al momento abbiamo in Italia: prendete e portate a Casa... appunto.
Video e Articolo su Rockit (data: 04.12.09)