



MANZANILLA MUSICA DISCHI, una nuova etichetta discografica, nasce con il preciso intento di far si che le torte riescano sempre soffici e fragranti: utilizzando il reticolo di rapporti umani e professionali che il fermento degli ultimi anni ha creato sulla città di Verona, gettare uno sguardo sullo stivale, per dar voce a proposte locali e stanarne di nuove, ovunque esse siano.


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Piazzato di traverso all’ottica musicale corrente, Ultimo Attuale Corpo Sonoro è un progetto di approccio tra musica sperimentale e verso italiano, caratterizzato da toni non omologati nel vocabolario enfatico della memoria. Le sonorità degli UACS possono essere accostate all’epico e ricco post-rock di Godspeed You! Black Emperor, mentre la lama stilistica inquieta e magniloquente che anima la ricercatezza delle parole richiama i C.S.I. di Giovanni Lindo Ferretti. Rimandi a versi che hanno ancora bisogno di fare della rabbia un netto e decisivo richiamo all’ascolto, recuperando dal fondo della storia un’emotività finalizzata a spezzare le iniquità dei comportamenti umani. Ė qui che la morale è sentita come l’occasione di un possibile aggiustamento della sorte, una contromossa critica giocata alla patria per costruire un discorso collettivo di protesta sociale e denuncia politica.
La liricità di Gianmarco Mercati mostra coraggio e personalità, testimoniando un modo di intendere la musica attraverso i margini della società cosiddetta civile. La scrittura è innescata su una licenza poetica di “intransigenza violenta” che sin dagli esordi di “Nueva York: Strade e Sogni” (2005) è pensata con particolare riferimento alla poesia di F.G. Lorca, ma anche Pier Paolo Pasolini, Nazim Hikmet e Arthur Rimbaud, tre figure di intellettuali esuli che nel secondo e ampiamente lodato album “Memorie e Violenze di Sant’Isabella” (2009) diventano lo specchio sovversivo e scandaloso di un degrado devastante. Ancora una volta in questo nuovo “Io Ricordo Con Rabbia” la voce di una ribellione si fa esperienza, bellezza, libertà. Una determinazione questa per la responsabilità individuale che ha ispirato la band di Verona anche nella scelta del nome, ossequiando Jack Kerouac. Di nuovo il sacrificio del sangue si arrampica svelto sulla scala dei valori, riflette il lato più dilatato del rock e lascia decantare, in un vortice di chitarre laceranti e sfrontate, la resistenza della parola di contro alla deficienza democratica del paese. Straordinariamente agile nell’inglobare consapevolezza, orgoglio e irruenza, “Io Ricordo Con Rabbia” denuncia lo spettacolo reale delle condizioni, inquadra i veri interrogativi rimasti in sospeso, rendendo manifesti significati ed eventi precedentemente rimossi. La storia non è una buona borghese, può seminare rancore e falsità ed è per tale ragione che va trattata con provocazione anche a costo di ferire. Così la ritmica diventa volontà di azione, vita violenta, lirica dilaniata da strofe contundenti, un totale strumentale distorto da accrescimenti lo-fi, eccitamenti oscuri e arrangiamenti incalzanti. Conosce episodi mortali, concepisce angosce nazionali, parla delle vicende del treno Italicus, i trent’anni di Ustica e Bologna e la strage del Rapido 904. Trova protezione nelle titubanze di Fernando Pessoa, Henry Miller, David Grossman, suona l’estetica di Marc Augé e, incarnando uno stato cesareo di amore e guerra, finisce con l’illustrare la morale di un uomo solo, non propriamente a causa dei suoi scontri ma per natura: orfano condannato a non essere magnificamente che un uomo.
Ecco allora che senza riscatti né indulgenze ci troviamo di fronte ad un agglomerato di canzoni che spaziano tra cantautorato rock e regola oratoria fredda e tagliente, componimenti dalla tenacia perseverante fatta soltanto di intimità con la propria memoria. Musica da ascolto scevra di temporalità, che solleva le annotazioni dei taccuini dalla finitezza degli stati d’animo umani, attraverso parole dissonanti e domande sgraziate che fanno risuonare il tempo storico come l’eterno ammonimento di una coscienza collettiva. Risultato sussurrato e trascritto come Ultimo Attuale Corpo Sonoro.
(data: 01.01.38)
LUN 14.02.2011 - Malacarne (VR) - La città dell'amore
GIO 17.02.2011 - Circolo Wallenda (TN) - Re Orso
Ancher - Verdelegno (2011)
Manzanilla MusicaDischi
“Un bel disco pop, d’altri tempi, terso, ispirato, apparentemente fragile ma in fondo piuttosto robusto,
proprio come il legno che lo incornicia” IL MUCCHIO
“tra influenze di musica carioca, stimoli psichedelici, ambient elettronici alla Sigur Ròs, bagliori acustici di
musica folk” RARO
“Cantato splendidamente in italiano, scritto ambiziosamente su spartiti colti e volutamente elevati,
Verdelegno è soffuso, morbidezza in una continua curva dell’anima, sapiente nel saper convogliare
armoniosamente strumenti solitamente atipici (theremin, filicorco, flauto, archi…) senza mai annoiare o
affogare nella superbia o nell’arroganza artistica. D’altri tempi, d’altri mondi.
Per quelli col cuore in viaggio, sempre” ‐ NERDSATTACK
Gli Ancher sono i tre giovani veronesi: Zeno Baldi, Giulio Deboni e Tobia Poltronieri e “Verdelegno” è il loro
primo album, registrato nello studio “Sotto il Mare“nell’agosto 2010 da Francesco Ambrosini con l’aiuto di
Ettore Magliano. “Verdelegno” è un’arteria che si allontana dalla città per trovare morbido riparo tra i colli
e gli ulivi, dove alle chitarre elettriche si aggiungono banjo, theremin, segaccio musicale, flauto, flicorno e
archi capaci di creare atmosfere madrigali. L’intero disco possiede una ricchezza timbrica invidiabile, la
quantità di strumenti e overdubs per ogni brano hanno richiesto un lungo lavoro produttivo, che fonde con
nobili intenti il post‐rock con un approccio quasi folk alla melodia. Le voci corali si rincorrono su saliscendi
armonici e percussioni suonate con delicatezza in “Ninna Nora”; altrove la band ci spiazza con ritmiche più
serrate ed infila inconsueti inserti a fiati e canto obliquo, richiamando atmosfere sudamericane, totalmente
stravolte da una maschera psichedelica come in “Torcebrace”; poi la voce riguadagna la scena quasi in
sordina attraverso il canto più sobrio di “Vieni Su”. La scrittura dei testi è aulica ed ambiziosa, parole, colori
ed immagini ruotano intorno alle dinamiche sentimentali, ai temi della perdita, della solitudine e
dell’incontro e tutto è immerso ed appare intimamente legato al manifestarsi di una natura morbida,
primitiva, a tratti misteriosa. Appaiono in tutto il loro splendore “Ferma Foglia”, tenue ballata emozionale
costruita su ritmiche brasiliane, e la successiva “Sai E’ Da Quando” che esplode con ferocia i suoi proiettili al
veleno. Chiude questo denso lavoro “Gnao”, un’ennesima e piacevole sorpresa fatta di loop elettronici,
effetti stordenti in un caleidoscopio di emozioni che non vi potranno lasciare indifferenti. Gli Ancher
costruiscono atmosfere delicate ma ricche d’intensità e idee, sono una band proteiforme e “Verdelegno” è
un disco che richiede ascolti attenti per poter essere penetrato in profondità. “Verdelegno” esce in una
speciale confezione artigianale di legno di pino austriaco, marchiato a mano (a fuoco sul fronte, a inchiostro
sul retro), il che rende ogni copia unica. (data: 01.01.38)

